Costituisce comportamento deontologicamente scorretto prendere accordi diretti con la controparte, quando sia noto che la stessa è assistita da altro collega (art. 41 cdfArt. 41 cdf – Rapporti con parte assistita da collegaL’avvocato non deve mettersi in contatto diretto con la controparte che sappia assistita da altro collega. L’avvocato, in ogni stato del procedimento e in ogni grado del giudizio, può avere contatti c…Leggi il testo completo →, già art. 27 cod. prev.Art. 27 cod. prev. – Obbligo di corrispondere con il collega.L’avvocato non può mettersi in contatto diretto con la controparte che sia assistita da altro legale. I. Soltanto in casi particolari, per richiedere determinati comportamenti o intimare messe in mora…Leggi il testo completo →). Tale obbligo sussiste anche nell’ipotesi in cui la controparte si impegni ad avvertire il proprio difensore o, addirittura, affermi di averlo già avvertito. Tale precetto deontologico si riferisce alla intera “assistenza” da parte del legale di controparte a quest’ultima, che (in assenza di revoca o nomina di altro difensore) deve ritenersi estesa anche alle attività immediatamente successive e dipendenti dalla decisione giudiziaria, ancorché il mandato ad litem conferito dal difensore della controparte abbia cessato la sua funzione con la conclusione del grado del processo (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima è stata inflitta la sanzione della censura).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Melogli, rel. Giraudo), sentenza n. 164 del 17 luglio 2021
– codice: art. 3
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Consiglio Nazionale Forense (pres. Masi Maria, rel. Melani Graverini Piero), sentenza n. 217 del 11 Novembre 2022
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Avvocati stabiliti e dispensa dalla prova attitudinale: l’esercizio effettivo della professione nel triennio non deve necessariamente avvenire nel circondario del Tribunale di iscrizione ma in qualsiasi zona del territorio nazionale
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Responsabilità disciplinare: la mera “culpa in vigilando” non esclude la sussistenza dell’elemento psicologico
Consiglio Nazionale Forense (pres. Picchioni Giuseppe, rel. Gaziano Antonino), sentenza n. 142 del 05 Dicembre 2019
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare
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Illecito disciplinare: l’errata interpretazione della norma deontologica non scusa
Consiglio Nazionale Forense (pres. Picchioni Giuseppe, rel. Logrieco Francesco), sentenza n. 181 del 21 Novembre 2017
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La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare
Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin Andrea, rel. Logrieco Francesco), sentenza n. 157 del 06 Novembre 2017
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare
Consiglio Nazionale Forense (pres. Logrieco Francesco, rel. Logrieco Francesco), sentenza n. 139 del 10 Ottobre 2017
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare
Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin Andrea, rel. Masi Maria), sentenza n. 113 del 09 Settembre 2017
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare
Consiglio Nazionale Forense (pres. Salazar Michele, rel. Sorbi Francesca), sentenza n. 91 del 13 Luglio 2017
La suitas, quale elemento soggettivo (sufficiente) dell’illecito disciplinare
Consiglio Nazionale Forense (pres. Logrieco Francesco, rel. Iacona Giuseppe Gaetano), sentenza n. 79 del 03 Luglio 2017
Classificazione
– Decisione: Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 79 del 03 Luglio 2017 (respinge) (censura)– Consiglio territoriale: COA Monza, delibera del 15 Febbraio 2012 (censura)