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- Notifiche in proprio cartacee: l’autorizzazione del COA è costituzionalmente legittimaÈ manifestamente infondata la qlc degli artt. 1, 3-bis e 7 della L. n. 53/1994, nella parte in cui disciplinano la concessione e la revoca dell’autorizzazione alle notifiche in proprio cartacee, per asserita disparità di trattamento rispetto alle notifiche a mezzo PEC (per le quali non abbisogna autorizzazione consiliare né è prevista revoca), trattandosi di… Leggi tutto: Notifiche in proprio cartacee: l’autorizzazione del COA è costituzionalmente legittima
- Sulla revoca -doverosa o discrezionale- dell’autorizzazione alle notifiche in proprio cartaceeAi sensi dell’art. 7 L. n. 53/1994, la revoca dell’autorizzazione alle notifiche cartacee in proprio è doverosa nel caso in cui l’avvocato sia attinto da una sanzione disciplinare almeno pari alla sospensione, mentre è discrezionale allorché, indipendentemente dall’applicazione di sanzioni disciplinari, il COA ritenga motivatamente inopportuno che l’avvocato mantenga una funzione surrogatoria di quella dell’ufficiale… Leggi tutto: Sulla revoca -doverosa o discrezionale- dell’autorizzazione alle notifiche in proprio cartacee
- La cancellazione di diritto dall’elenco PSS è un atto vincolato a motivazione minimaL’avvocato attinto da sanzione disciplinare definitiva superiore all’avvertimento è cancellato di diritto dall’elenco degli avvocati ammessi al patrocinio a spese dello Stato (art. 81 del D.P.R. n. 115/2002) con provvedimento vincolato del COA, la cui motivazione può pertanto consistere nel mero richiamo al presupposto normativo. Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Napoli, rel. Pizzuto), sentenza n.… Leggi tutto: La cancellazione di diritto dall’elenco PSS è un atto vincolato a motivazione minima
- L’avvocato non Cassazionista può adire in proprio il CNF solo in sede disciplinareL’avvocato può adire personalmente il Consiglio Nazionale Forense anche se non Cassazionista solo nell’ambito del (proprio) procedimento disciplinare (purché non sia privo di jus postulandi con provvedimento già esecutivo), valendo infatti negli altri casi la regola generale secondo cui le funzioni di rappresentanza e difesa avanti qualsiasi giurisdizione speciale – qual è appunto quella esercitata… Leggi tutto: L’avvocato non Cassazionista può adire in proprio il CNF solo in sede disciplinare
- Procedimento disciplinare: il consigliere istruttore non è ricusabileL’istanza di ricusazione può essere indirizzata esclusivamente nei confronti dei componenti della Sezione o Collegio giudicante, e non pure di terzi facenti parte dell’organo ma non chiamati al giudizio, come appunto il Consigliere istruttore, che infatti non fa parte della sezione giudicante (art. 58 n. 3 L. n. 247/2012 e art. 16 n. 2 Reg.… Leggi tutto: Procedimento disciplinare: il consigliere istruttore non è ricusabile
- Impugnazioni al CNF: la regola del deposito presso il Consiglio territoriale è generale e inderogabileLe impugnazioni al Consiglio Nazionale Forense vanno depositate, a pena di inammissibilità, innanzi al competente Consiglio territoriale (CDD/COA), che provvede alla sua trasmissione al CNF, ai sensi dell’art. 59 r.d. n. 37/1934, che fissa appunto una regola generale inderogabile, valevole per tutte le materie soggette alla giurisdizione del CNF (art. 36 co. 1 L. n.… Leggi tutto: Impugnazioni al CNF: la regola del deposito presso il Consiglio territoriale è generale e inderogabile
- Ricusazione: inammissibile l’impugnazione depositata direttamente al CNFIn tema di procedimento disciplinare, il provvedimento che dichiara inammissibile l’istanza di ricusazione è “impugnabile davanti al Consiglio Nazionale Forense nel termine di trenta giorni dalla sua comunicazione” (art. 8 co. 1 ult. cpv. Reg. CNF n. 2/2014), ma il relativo ricorso va depositato, a pena di inammissibilità, presso il Consiglio territoriale, che ne cura… Leggi tutto: Ricusazione: inammissibile l’impugnazione depositata direttamente al CNF
- Il potere sanzionatorio può essere esercitato solo nei confronti degli iscritti all’alboLa potestà disciplinare è strettamente ed indissolubilmente collegata alla iscrizione negli albi, con la conseguenza che tutte le volte in cui il professionista viene definitivamente estromesso dalla categoria, ogni ulteriore indagine sulla sussistenza o meno degli addebiti a lui mossi ed oggetto del giudizio disciplinare, resta preclusa dalla duplice considerazione che, da un lato, quegli… Leggi tutto: Il potere sanzionatorio può essere esercitato solo nei confronti degli iscritti all’albo
- Divieto di reformatio in pejus: il parziale accoglimento dell’impugnazione NON impone una corrispondente riduzione della sanzione irrogata dal Consiglio territorialeIl parziale accoglimento dell’impugnazione non impone una corrispondente riduzione della sanzione irrogata dal Consiglio territoriale, giacché questa è determinata non già per effetto di un mero computo matematico né in base ai principi codicistici in tema di concorso di reati, ma in ragione dell’entità della lesione dei canoni deontologici e della immagine della avvocatura alla… Leggi tutto: Divieto di reformatio in pejus: il parziale accoglimento dell’impugnazione NON impone una corrispondente riduzione della sanzione irrogata dal Consiglio territoriale
- La responsabilità per fatto di associati, collaboratori e sostitutiL’avvocato è personalmente responsabile per condotte, determinate da suo incarico, ascrivibili a suoi associati, collaboratori e sostituti, salvo che il fatto integri una loro esclusiva e autonoma responsabilità (art. 7 cdf). Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Napoli, rel. Santinon), sentenza n. 17 del 3 febbraio 2026
- L’obbligo di corrispondere il compenso al domiciliatarioLa violazione dell’art. 43 cdf (secondo cui l’avvocato che abbia scelto o incaricato direttamente altro collega di esercitare le funzioni di rappresentanza o assistenza, ha l’obbligo di provvedere a retribuirlo, ove non adempia il cliente) è un illecito omissivo di natura permanente, per il quale, finché perdura, non decorre prescrizione. Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f.… Leggi tutto: L’obbligo di corrispondere il compenso al domiciliatario
- L’appropriazione indebita costituisce illecito deontologico permanenteL’appropriazione sine titulo ovvero la mancata restituzione di somme di competenza altrui costituisce illecito deontologico permanente. Conseguentemente, la decorrenza del termine prescrizionale ha inizio dalla data della cessazione della condotta, e precisamente allorché: 1) il professionista metta a disposizione del cliente integralmente la somma stessa, ovvero 2) sollecitato alla restituzione, la rifiuti affermando il proprio… Leggi tutto: L’appropriazione indebita costituisce illecito deontologico permanente
- Il risarcimento del danno derivato dall’illecito deontologico può mitigare la sanzione disciplinare da irrogarsi in concretoIl risarcimento del danno derivato dall’illecito deontologico può comportare una mitigazione della sanzione da irrogarsi in concreto, giacché la determinazione della sanzione disciplinare non è frutto di un mero calcolo matematico, ma è conseguenza della complessiva valutazione dei fatti (art. 21 cdf), avuto riguardo alla gravità dei comportamenti contestati, al grado della colpa o all’eventuale… Leggi tutto: Il risarcimento del danno derivato dall’illecito deontologico può mitigare la sanzione disciplinare da irrogarsi in concreto
- Divieto di assistere un coniuge o convivente contro l’altro dopo averli assistiti entrambi: l’individuazione del dies a quo prescrizionaleL’art. 68 cdf vieta al professionista, che abbia congiuntamente assistito i coniugi o i conviventi more uxorio in controversie familiari, di assumere successivamente il mandato per la rappresentanza di uno di essi contro l’altro. Trattasi, in particolare, di illecito deontologico istantaneo che si consuma con l’assunzione dell’incarico sicché, ai fini dell’individuazione del dies a quo… Leggi tutto: Divieto di assistere un coniuge o convivente contro l’altro dopo averli assistiti entrambi: l’individuazione del dies a quo prescrizionale
- L’esercizio della professione in periodo di sospensionePone in essere un comportamento deontologicamente riprovevole, in quanto contrario alla disposizione specifica contenuta nell’art. 36 co. 1 cdf, l’avvocato che eserciti attività professionale in periodo di sospensione, amministrativa o disciplinare, a nulla rilevando in contrario l’asserita buona fede dell’incolpato. Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Corona, rel. Corona), sentenza n. 13 del 3 febbraio 2026… Leggi tutto: L’esercizio della professione in periodo di sospensione
