In materia di ricusazione, il fatto che taluni componenti del Collegio abbiano già espresso un parere nei confronti dei motivi di impugnazione del ricorso in una precedente decisione, provvedendo a rigettare l’impugnativa, non rientra in alcuna delle ipotesi tassativamente previste dall’art. 51 c.p.c., né può esservi analogicamente ricondotto, atteso che nessuna incompatibilità al giudizio deriva dal solo fatto di avere esercitato la funzione giurisdizionale nell’ambito di procedimento diverso da quello in esame, ancorché concernente il medesimo soggetto. (Dichiara inammissibile il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 14 gennaio 1997).
Categoria: Giurisprudenza CNF
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Esposto presentato da avvocato non munito di mandato speciale – Inammissibilità.
Nel procedimento davanti al CNF, il professionista può essere assistito da un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi alle Magistrature superiori solo se munito di mandato speciale, per tale intendendosi la procura conferita specificatamente per quel grado del procedimento. Conseguono, quali corollari di siffatta enunciazione di principio, la impossibilità di sanatoria del difetto di procura al difensore per effetto di successiva ratifica dell’operato del difensore medesimo da parte del rappresentato e la assoluta irrilevanza della procura rilasciata nell’ambito del procedimento dinanzi al CdO. (Dichiara inammissibile il ricorso avverso decisione C.d.O. di Venezia, 30 maggio 2003).
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Decisione del C.d.O. – Mancanza di motivazione – Annullabilità.
Deve ritenersi suscettibile di riforma la decisione del CdO locale, poiché carente del necessario approfondimento e, conseguentemente, di idonea e sufficiente motivazione, laddove essa affermi la responsabilità disciplinare dell’incolpato senza una puntuale e convincente ricostruzione dei fatti e della successione di essi, attraverso un iter motivazionale privo di riscontri, a fronte della tesi difensiva dell’incolpato invece confortata sul piano documentale. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Arezzo, 24 novembre 2003).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. MARTUCCELLI), sentenza del 29 maggio 2006, n. 32
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Decisione CdO – Motivazione – Necessità.
I provvedimenti emessi dai Consigli dell’Ordine sono atti amministrativi e, pertanto, devono essere assistiti da idonea motivazione, specie quando disattendono un’istanza avanzata da un iscritto agli albi da essi tenuti ed ancor più in materia disciplinare, dovendo l’interessato avere contezza delle ragioni in base alle quali è stata assunta nei propri confronti una qualsiasi deliberazione, al fine di essere messo in grado di verificarne l’esattezza e la legittimità, da porre eventualmente al vaglio dell’Autorità sovraordinata. Va pertanto accolta l’impugnazione proposta avverso la deliberazione del C.d.O. locale del tutto carente di motivazione. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Gela, 7 gennaio 2005).
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Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la controparte – Contatti diretti – Illecito deontologico – Esclusione.
Deve ritenersi immune da responsabilità di natura disciplinare il comportamento dell’avvocato che, parte nel giudizio all’esito del quale sia stata emessa in suo favore la condanna di controparte al rimborso delle spese, indirizzi un invito al pagamento delle stesse direttamente alla controparte e non al Collega, trattandosi di richiesta rivolta da una “parte” ad un’altra; invero, altra cosa è l’attività difensiva, altra cosa è la cura dei propri interessi, giacché il contatto diretto tra parti ha regole diverse rispetto a quello tra difensore e parte. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Ancona, 22 ottobre 2004).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. TIRALE, rel. MARTUCCELLI), sentenza del 29 maggio 2006, n. 30
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Avvocato – Norme deontologiche – Principi generali – Diligenza professionale.
La proposizione di un appello consapevolmente tardivo integra un contegno deontologicamente rilevante, poiché manifestazione di scarsa diligenza e sollecitudine degli interessi del cliente, quando non sia altrimenti giustificato (nella specie, il Collegio non ha ritenuto di poter ravvisare tale giustificazione nell’opportunità di sollecitare un nuovo vaglio della Corte Costituzionale sulla legittimità della norma che, in sede fallimentare, restringe il termine per appellare, difettando, peraltro, il relativo consenso del cliente). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Lecce, 14 gennaio 2001).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. CARDONE), sentenza del 29 maggio 2006, n. 29
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Ricorso al C.N.F. – Specificazione dei motivi nell’atto di impugnazione – Necessità.
Il generico richiamo alla istruttoria espletata dal CdO fatto dal ricorrente al fine di contrastare la decisione impugnata è inammissibile, atteso che, secondo consolidata giurisprudenza, il giudizio di appello non è un iudicium novum ma una revisio prioris instantiae, sicché la cognizione del giudice resta ivi circoscritta alle questioni dedotte dall’appellante attraverso l’enunciazione di specifici motivi. Ne consegue che il ricorrente non può limitarsi a muovere generiche censure alla impugnata decisione del CdO locale, dovendo invece esporre le ragioni volte a confutare le argomentazioni che sorreggono la stessa. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 29 maggio 2003).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. EQUIZZI), sentenza del 29 maggio 2006, n. 28
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Procedimento davanti al C.d.O. – Prescrizione – Atti interruttivi con effetti istantanei – Nuova decorrenza.
Coerentemente con l’esigenza, rinveniente dai principi costituzionali di ragionevolezza e buon andamento della pubblica amministrazione, che il procedimento promosso dal CdO dell’Ordine trovi la sua definizione entro un congruo limite di tempo, la prescrizione quinquennale dell’azione disciplinare ex art. 51 l.p. deve ritenersi soggetta ad interruzione con effetti istantanei, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2945, co.1 c.c., sicché dal verificarsi di ciascun atto interruttivo comincia a decorrere un nuovo termine quinquennale di prescrizione. Costituiscono atti interruttivi ad effetti istantanei l’atto di apertura del procedimento disciplinare e tutti gli atti di natura propulsiva, probatoria o decisoria assunti (secondo il modello dell’art. 160 c.p.), quali la notifica del capo di incolpazione completo, la notifica del decreto di citazione per il dibattimento e la notifica della decisione. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 12 dicembre 2002).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. LOIODICE), sentenza del 29 maggio 2006, n. 27
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Decisione del C.d.O. – Mancanza sottoscrizione Consigliere relatore – Nullità – Esclusione.
La mancanza della sottoscrizione del Consigliere relatore non comporta la nullità della decisione, atteso che l’art. 64 del R.D. n. 37/1934 dispone espressamente che le decisioni siano sottoscritte dal Presidente o dal Segretario. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 12 dicembre 2002).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. LOIODICE), sentenza del 29 maggio 2006, n. 27
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Contestazione degli addebiti – Generica specificazione – Nullita` – Non sussiste.
Le infrazioni ai principi di deontologia professionale non devono essere contestate con la specificità tipica del processo penale, essendo sufficiente il richiamo all’inosservanza dei comportamenti deontologicamente dovuti. Non sussiste, pertanto, la nullità della decisione per omessa specificazione degli addebiti, quando gli addebiti medesimi siano stati espressi, se pur genericamente, ed abbiano consentito all’incolpato di difendersi. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 12 dicembre 2002).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. LOIODICE), sentenza del 29 maggio 2006, n. 27