La sanzione irrogata dal Consiglio territoriale, ad onta della gravità oggettiva delle violazioni incidenti su valori rilevanti della deontologia forense, quali il rapporto fiduciario col cliente e quello di colleganza col legale avversario, ben può essere ridotta nella misura qualora, il comportamento dell’incolpato, iniziato in parte nel corso del procedimento e completato successivamente, indichi un riallineamento alla correttezza della condotta. (Nella specie il CNF, prendendo atto per un verso della non particolare rilevanza delle somme trattenute e per altro verso dell’avvenuto risarcimento integrale del danno sia nei confronti delle parti sia verso il collega, ha ridotto la sanzione della sospensione per mesi sei nella misura minima di due mesi). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Bari, 18 giugno 2008).
Categoria: Giurisprudenza CNF
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Avvocato – Norme deontologiche – Doveri di probità, dignità e decoro – Trasferimento di stupefacente a cliente detenuto in carcere – Sanzione – Adeguatezza – Sospensione cautelare presofferta – Rilevanza
Pone in essere una condotta connotata da grave rilevanza disciplinare l’avvocato che, in forza del rapporto professionale, procuri droga per un cliente clandestinamente introducendola in carcere, atteso che un tale comportamento risulta riprovevole sia in senso oggettivo, in relazione alla detenzione ed al trasferimento di stupefacente, sia sotto il profilo soggettivo, a causa della violazione delle regole carcerarie compiuta con la copertura della funzione difensiva e dunque con abuso del rapporto professionale, in tal modo ledendo non la sola considerazione dell’avvocato che agisca nella dimensione personale e privata, ma altresì l’immagine complessiva della funzione e dell’intera categoria professionale. (Nella specie, il CNF, in considerazione del lungo periodo di sospensione cautelare già sofferto che ha imposto al ricorrente una ben lunga astensione dall’esercizio della professione, del carattere occasionale della condotta nel contesto di una lunga attività professionale e dell’assenza di qualsivoglia precedente, ha ridotto la sanzione della radiazione in quella più mite della cancellazione). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Foggia, 7 ottobre 2008).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. BIANCHI), sentenza del 21 ottobre 2010, n. 94
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Riassunzione del procedimento – Art. 297 c.p.c. – Applicabilità – Esclusione
L’art. 297 c.p.c. non risulta applicabile al procedimento disciplinare, che ha natura pubblicistica, ma opera esclusivamente nell’ambito del giudizio civile, nel quale ogni attività di impulso è demandata alle parti. Né, d’altra parte, alcuna norma dell’ordinamento professionale prevede un termine per la riassunzione, essendo lasciata la facoltà di riattivare il procedimento all’ufficio o all’istanza della parte che vi abbia interesse. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Foggia, 7 ottobre 2008).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. BIANCHI), sentenza del 21 ottobre 2010, n. 94
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Ricorso al CNF – Rinuncia – Cessazione materia contendere
Va dichiarata la cessazione della materia del contendere a seguito della rinuncia alla trattazione del ricorso proposto avverso la decisione di sospensione in via cautelare dall’esercizio della professione forense adottato dal C.d.O. (Dichiara non luogo a provvedere per intervenuta rinuncia al ricorso avverso decisione C.d.O. di Udine, 1 dicembre 2008).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. FLORIO), sentenza del 21 ottobre 2010, n. 93
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Avvocato – Norme deontologiche – Doveri di probità, dignità e decoro – Contestuale abilitazione all’esercizio di altra professione protetta – Doveri di lealtà e correttezza – Rilevanza
L’avvocato che, pur risultando contemporaneamente abilitato a svolgere la professione di commercialista, si relazioni con un collega avvocato in sede di trattative e di stipula di un contratto senza dichiarare di agire in una diversa qualità professionale, è tenuto al rispetto delle regole deontologiche della categoria forense, tanto più che le norme deontologiche riguardano non solo I’esercizio della professione, ma stabiliscono modelli di comportamento da rispettare anche al di fuori dello svolgimento della attività difensiva in senso stretto. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Reggio Emilia, 18 dicembre 2006).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. MAURO), sentenza del 21 ottobre 2010, n. 92
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Procedimento davanti al C.d.O. – Mancata comparizione dell’incolpato -Impedimento – Caratteri
L’impedimento del professionista a comparire dinanzi al C.d.O. dell’Ordine nell’ambito di un procedimento disciplinare non può ritenersi sussistente qualora generico e non documentato. In ogni caso, non costituisce motivo adeguato per accogliere la richiesta di rinvio l’asserita impossibilità, per altro impegno professionale, di partecipare all’udienza, ove l’impegno dinanzi al C.d.O. sia precedente e conosciuto prima ancora della assunzione della difesa da parte del professionista incolpato. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Ancona, 23 giugno 2008).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. VACCARO), sentenza del 21 ottobre 2010, n. 91
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Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita – Conflitto di interessi – Violazione art. 37 c.d.f. – Controversie di diritto familiare – Potenzialità del conflitto – Sufficienza
Al fine di integrare la responsabilità disciplinare per violazione dell’art. 37 c.d.f.Art. 37 cod. prev. – Conflitto di interessi.L’avvocato ha l’obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa determini un conflitto con gli interessi di un proprio assistito o interferisca con lo svolgimento di altro incar…Leggi il testo completo → – nella specie applicabile ratione temporis nella formulazione ante riforma – deve ritenersi sufficiente il carattere meramente potenziale del conflitto di interessi, cosicchè anche il solo rischio, ovvero la possibilità astratta del suo insorgere, vale a determinare la violazione deontologica, configurando la predetta norma, nell’ambito delle controversie familiari, un obbligo assoluto di astensione (nella specie, la ricorrente aveva assistito un coniuge nel giudizio di separazione per poi assumere la difesa dell’altro coniuge nel giudizio per cessazione degli effetti civili del matrimonio, nel contesto di una fattispecie che la giurisprudenza del Consiglio ha sempre ritenuto riprovevole). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Cagliari, 23 maggio 2006).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. PERFETTI, rel. BAFFA), sentenza del 21 ottobre 2010, n. 90
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Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Difesa dibattimentale d’ufficio – Difensore di fiducia fuori sede assente – Obbligo del difensore d’ufficio di attivarsi per ritardare la trattazione della causa – Insussistenza
Va esclusa la responsabilità disciplinare del professionista che, svolgendo una difesa d’ufficio disposta in ambito dibattimentale in assenza del difensore di fiducia fuori sede, ometta di richiedere al Presidente della Sezione di attenderne l’arrivo. Invero, spetta in ogni caso al giudice del dibattimento stabilire l’ordine di trattazione dei processi nell’esercizio del potere di direzione dell’udienza, e la stessa nomina di un difensore d’ufficio in sostituzione di un difensore di fiducia non presente contiene in sé implicita e presupposta la decisione del giudice di procedere nella trattazione della causa, a fronte della quale non pare che possa imporsi al difensore d’ufficio (salvo il caso, non ricorrente nella specie, non gli sia nota l’esistenza di circostanze particolari che hanno impedito o ritardato l’arrivo in udienza del difensore di fiducia) l’obbligo deontologico di attivarsi per cercare di ritardare la trattazione della causa. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Catania, 20 giugno 2007).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. VERMIGLIO, rel. BAFFA), sentenza del 21 ottobre 2010, n. 89
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Procedimento dinanzi al C.d.O. – Mancata minuta esposizione dei fatti contestati – Violazione del diritto di difesa – Esclusione – Specificità della contestazione – Limiti
In sede di procedimento disciplinare, ciò che è necessario al fine di garantire il diritto di difesa dell’incolpato è una chiara contestazione dei fatti addebitati. In tale ottica, non si richiede peraltro una minuta, completa e particolareggiata esposizione delle modalità dei fatti che integrano l’illecito, essendo invece sufficiente che, con la lettura degli addebiti, l’incolpato sia posto in grado di approntare in modo efficace la propria difesa, senza rischi di subire una sanzione per fatti diversi da quelli contestatigli. In particolare, la specificità della contestazione non richiede né la precisazione delle fonti di prova da utilizzare nel procedimento disciplinare, né la individuazione delle precise norme deontologiche che si assumono violate. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Catania, 20 giugno 2007).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. VERMIGLIO, rel. BAFFA), sentenza del 21 ottobre 2010, n. 89
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Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita – Omesso compimento di attività inerenti al mandato – Responsabilità disciplinare – Ipotesi di infedele patrocinio – Responsabilità penale – Misura della sanzione – Rilevanza
In caso di accertata responsabilità penale del professionista per fatti idonei ad integrare l’ipotesi di infedele patrocinio, la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di anni uno, irrogata dal C.d.O. conformemente ai criteri enunciati dall’art. 2 c.d., deve ritenersi assolutamente proporzionata alla gravità delle condotte contestate, alla continuazione e alla reiterazione di comportamenti lesivi dei doveri di probità, dignità, lealtà e correttezza, alle circostanze oggettive e soggettive nelle quali sono stati commessi, nonché alla rilevanza che le condotte illecite rivestono anche con riferimento ai doveri di leale collaborazione al funzionamento della giustizia che all’avvocato incombono nei confronti della società. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Ragusa, 10 febbraio 2009).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. MARIANI MARINI), sentenza del 21 ottobre 2010, n. 88