Il dipendente pubblico abilitato all’esercizio della professione forense, per ottenere l’iscrizione nell’elenco speciale annesso all’albo professionale, deve dimostrare che:
-presso l’ente pubblico da cui egli dipende sia stato istituito un ufficio staccato ed autonomo, con specifica trattazione degli affari legali dell’ente;
– a detto ufficio egli sia adibito, occupandosi in via esclusiva degli affari legali dell’ente. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Lecce, 4 aprile 2001)
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Avvocato – Tenuta albi – Elenco speciale – Iscrizione dipendente pubblico – Tassatività dei requisiti richiesti.
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Avvocato – Tenuta albi – Elenco speciale – Iscrizione dipendente pubblico – Tassatività dei requisiti richiesti.
Il dipendente pubblico abilitato all’esercizio della professione forense, per ottenere l’iscrizione nell’elenco speciale annesso all’albo professionale, deve dimostrare che:
-presso l’ente pubblico da cui egli dipende sia stato istituito un ufficio staccato ed autonomo, con specifica trattazione degli affari legali dell’ente;
– a detto ufficio egli sia adibito, occupandosi in via esclusiva degli affari legali dell’ente. (Nella specie è stata rigettata la domanda di iscrizione nell’elenco speciale del professionista dipendente di ente pubblico in cui l’ufficio legale non era autonomo ma faceva capo alla direzione amministrativa e l’attività svolta dal professionista non era esclusivamente legale ma prevedeva la trattazione di pratiche a carattere amministrativo, compiti per i quali era peraltro richiesto come titolo di studio il diploma di istituto secondario superiore). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Lecce, 4 aprile 2001) -
Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di probità – Vita privata – Rilevanza disciplinare – Atti sessuali con minore – Illecito deontologico.
E’ deontologicamente rilevante il comportamento privato del professionista se lo stesso abbia rilevanza esterna e possa incidere negativamente sul prestigio, la dignità e il decoro dell’intera classe forense. Pertanto, l’avvocato che compia atti sessuali con un minore pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di probità dignità e decoro che il professionista deve tenere sia nella professione che nella vita privata. (Nella specie è stata ritenuta congrua la sanzione della sospensione per mesi tre) (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Torino, 10 luglio 2002).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. CRICRI’, rel. PACE), sentenza del 28 novembre 2003, n. 362
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Dovere di probità e decoro – Fatti riguardanti la vita privata – Responsabilità dell’avvocato – Questione di legittimità costituzionale art. 38 e 44 l.p. con art. 3 Cost. – Manifesta infondatezza.
Ciascun ordinamento professionale reca in sé elementi differenziatori che giustificano ragionevolmente anche diversità di disciplina; pertanto è manifestamente infondata la Q.L.C. degli artt. 38 e 44 l.p. con riferimento al principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, nella parte in cui, considerando il ruolo e la figura dell’avvocato che è collaboratore di giustizia, prevedono la responsabilità disciplinare del professionista che nell’esercizio della professione o anche nella vita privata si renda colpevole di abusi o di mancanza e di atti non conformi alla dignità e al decoro professionale, o che sia sottoposto a procedimento penale. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Torino, 10 luglio 2002).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. CRICRI’, rel. PACE), sentenza del 28 novembre 2003, n. 362
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Avvocato – Norme deontologiche – Dovere i probità e correttezza – Rapporti con i terzi – Rapporti con la parte assistita – Omesso adempimento delle obbligazioni assunte – Trattenimento e ritardo nella registrazione di somme di spettanza del cliente – Illecito deontologico.
L’avvocato che ometta di adempiere alle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi, restituisca somme di spettanza del cliente solo dopo un notevole corso di tempo, trattenendone altre a compensazione di onorari, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo della dignità e decoro dell’intera classe forense. (Nella specie la sanzione della sospensione è stata ridotta da mesi quattro a mesi due). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Milano, 6 ottobre-8 novembre 1999)
Consiglio Nazionale Forense (pres. BUCCICO, rel. MORGESE), sentenza del 21 novembre 2003, n. 359
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Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di probità e correttezza – Dovere di evitare incompatibilità – Docente universitario a tempo pieno – Svolgimento di attività esterna non consentita – Illecito deontologico.
L’art. 11, comma 5, lettera A, d.p.r. 11/7/80 n. 382, sancisce l’incompatibilità del professore universitario, che abbia optato per il tempo pieno, ad assumere incarichi retribuiti e sancisce il divieto di espletare attività professionale di consulenza esterna. Pertanto viola il dovere di dignità e decoro propri della classe forense il professionista, docente universitario a tempo pieno, iscritto nell’elenco di cui al d.p.r. n. 382/80, che svolga una ancorché limitata attività giudiziale e stragiudiziale, in spregio alle disposizioni normative che non consentono l’esercizio dell’attività forense ai professori universitari a tempo pieno. (Nella specie la sanzione della cancellazione è stata sostituita dalla più lieve sanzione della sospensione per anni uno). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Lucca, 9 dicembre 2001)
Consiglio Nazionale Forense (pres. BUCCICO, rel. EQUIZZI), sentenza del 21 novembre 2003, n. 358
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Sanzione della cancellazione – Difformità con il provvedimento amministrativo di cancellazione.
La sanzione della cancellazione ex artt. 40 e 42 l.p., per violazione del dovere di evitare incompatibilità, può essere applicata dal C.d.O. quando ritenga che il professionista con il suo comportamento abbia violato le norme deontologiche di correttezza e informazione, e sia per questo ritenuto meritevole della suddetta sanzione. Il provvedimento amministrativo di cancellazione del professionista dall’albo , ex art. 37 l.p., si applica, invece, tutte le volte in cui lo stesso verta in una situazione di incompatibilità accertata successivamente alla iscrizione e persistente nel momento della cancellazione. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Lucca, 9 dicembre 2001)
Consiglio Nazionale Forense (pres. BUCCICO, rel. EQUIZZI), sentenza del 21 novembre 2003, n. 358
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Contestazione – Contestazione di ulteriori addebiti – Ammissibilità.
Nel procedimento disciplinare possono essere contestati nuovo addebiti all’incolpato, anche dopo il dibattimento e la discussione, purché siano rispettati i diritti della difesa, con la concessione di un termine e il rinvio per l’ulteriore dibattimento. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Lucca, 9 dicembre 2001)
Consiglio Nazionale Forense (pres. BUCCICO, rel. EQUIZZI), sentenza del 21 novembre 2003, n. 358
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Contestazione dell’addebito – Contenuto.
La contestazione dell’addebito disciplinare non richiede una minuta, completa e particolareggiata esposizione delle modalità e dei fatti contestati, essendo sufficiente che, con la lettura dell’incolpazione, l’interessato sia in grado di affrontare in modo efficace le proprie difese, senza il rischio di essere condannato per fatti diversi da quelli ascrittigli. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Lucca, 9 dicembre 2001)
Consiglio Nazionale Forense (pres. BUCCICO, rel. EQUIZZI), sentenza del 21 novembre 2003, n. 358
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Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di correttezza e probità – Dovere di riservatezza – Espressioni offensive verso terzi – Diffusione di notizie riservate – Illecito deontologico.
Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che violi il dovere di correttezza e riservatezza usando espressioni volgari ed offensive in una missiva inviata a più persone in cui dava la notizia del tradimento di un coniuge nei confronti dell’altro. (Nella specie è stata confermata la sanzione dell’avvertimento). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Modena, 3 marzo 1997).
Consiglio Nazionale Forense (pres. BUCCICO, rel. BASSU), sentenza del 21 novembre 2003, n. 353