Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante il professionista che, pur avendone il diritto sul piano strettamente giuridico, esperisca nei confronti di un collega azioni giudiziarie che si rivelino eccessive sul diverso e peculiare piano deontologico, così violando i canoni della correttezza, probità e, del rispetto della colleganza per aver creato dispettose difficoltà al collega stesso e situazioni di plateali esteriorizzazioni del conflitto (nella specie, tuttavia, il CNF ha ritenuta eccessiva la sanzione interdittiva di mesi due irrogata dal COA, ritenendo giusta ed equa la sanzione della censura). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. Perugia, 16 dicembre 2005).
Categoria: Giurisprudenza CNF
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Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita – Indebita appropriazione di somme – Illecito – Sussistenza.
L’appropriazione di somme appartenenti al cliente costituisce violazione dei primari doveri di probità, dignità e decoro contemplati nell’art. 5 c.d.f.Art. 5 cod. prev. – Doveri di probità, dignità e decoro.L’avvocato deve ispirare la propria condotta all’osservanza dei doveri di probità, dignità e decoro. I. Deve essere sottoposto a procedimento disciplinare l’avvocato cui sia imputabile un comportament…Leggi il testo completo →, compromettendo gravemente l’immagine che la classe forense deve mantenere al fine di assicurare la sua funzione sociale con responsabilità nei confronti della collettività (nella specie il CNF, pur in difetto di espressa impugnazione sul punto, ha ritenuto adeguata la sanzione della radiazione, considerata la gravità dei fatti così come accertati dal giudice penale con sentenza irrevocabile di condanna). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. Treviso, 3 luglio 2000).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. BIANCHI), sentenza del 28 dicembre 2007, n. 266
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Richiesta chiarimenti da parte del C.d.O. – Mancata risposta – Violazione deontologica – Autonoma rilevanza – Esclusione.
Benché, nella risalente giurisprudenza, il mancato riscontro alle richieste di chiarimenti e di deduzioni rivolte all’avvocato dal CdO costituisca autonoma violazione deontologica, l’art. 24, 2° co. c.d., nella vigente formulazione, non attribuisce più a tale condotta autonoma rilevanza quale illecito disciplinare, potendo soltanto essere valutata nell’ambito del procedimento disciplinare ai fini della formazione del libero convincimento in ordine all’illecito oggetto del procedimento, in quanto manifestazione del disinteresse a difendersi e, come tale, valutabile. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. Monza, 23 gennaio 2006).
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Decisione del C.d.O. – Ricorso al C.N.F. – Proposizione oltre il termine di venti giorni previsto dall’art. 50 RDL 27.11.33 n. 1578 – Inammissibilità.
Il termine di venti giorni di cui all’art. 50 R.D.L. 1578/1933 ha natura perentoria, sicché l’impugnazione proposta dopo la relativa scadenza è inammissibile. (Dichiara inammissibile il ricorso avverso decisione C.d.O. Arezzo, 29 settembre 2006).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. BASSU), sentenza del 28 dicembre 2007, n. 264
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Avvocato – Norme deontologiche – Pluralità violazioni – Sanzione – Misura.
Il procedimento disciplinare comporta un giudizio complessivo sulla condotta dell’incolpato, al quale va irrogata una unica sanzione, la maggiore assorbendo la minore, ancorché vari siano gli addebiti; invero, la misura affittiva non costituisce la somma di altrettante pene singole sugli addebiti contestati, bensì la valutazione unitaria della condotta complessiva dell’incolpato. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. Taranto, 17 giugno 2004).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. DEL PAGGIO), sentenza del 28 dicembre 2007, n. 263
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Avvocato – Norme deontologiche – Testimonianza dell’avvocato.
Ai sensi dell’art. 58 c.d.f.Art. 58 cod. prev. – La testimonianza dell’avvocato.Per quanto possibile, l’avvocato deve astenersi dal deporre come testimone su circostanze apprese nell’esercizio della propria attività professionale e inerenti al mandato ricevuto. I. L’avvocato non…Leggi il testo completo →, l’avvocato, qualora intenda deporre quale testimone, deve dimettere il mandato senza poi poterlo riassumere, al fine di impedire quella immedesimazione nella lite che inevitabilmente si configurerebbe laddove l’avvocato difensore fosse anche teste e poi riassumesse la qualità di difensore, così confondendo un ruolo soggettivo di difesa con una funzione oggettiva di testimonianza. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. Taranto, 17 giugno 2004).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. DEL PAGGIO), sentenza del 28 dicembre 2007, n. 263
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Ricorso al CNF – Mancata sottoscrizione – Inesistenza.
Anche nel procedimento disciplinare a carico di avvocati, la mancata sottoscrizione dell’atto di impugnazione del provvedimento di irrogazione della sanzione è causa di inesistenza dell’atto stesso, per difetto di un requisito indispensabile ai fini della configurazione di un collegamento con la volontà di un soggetto determinato di dare ingresso alla fase giurisdizionale del detto procedimento, vizio che, pertanto, deve ritenersi insuscettibile di sanatoria. (Dichiara inammissibile il ricorso avverso decisione C.d.O. Lecce, 3 maggio 2006).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. FLORIO), sentenza del 28 dicembre 2007, n. 262
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Avvocato – Norme deontologiche – Principi generali – Violazione – Errore – Irrilevanza.
La redazione di una parcella sproporzionata rispetto all’attività prestata, l’inserimento in notula di compensi ed onorari a fronte di adempimenti non effettivamente svolti, l’erronea interpretazione del dispositivo di una sentenza e l’omessa comunicazione ex art. 22 c.d.f.Art. 22 cod. prev. – Rapporto di colleganza.L’avvocato deve mantenere sempre nei confronti dei colleghi un comportamento ispirato a correttezza e lealtà. I. L’avvocato che collabori con altro collega è tenuto a rispondere con sollecitudine alle…Leggi il testo completo →, costituiscono atti disciplinarmente rilevanti che, insieme considerati, non possono essere ricondotti a distrazione o mero errore, comunque denotando, in tal caso, indolenza e trascuratezza, oltre a presupporre un approccio alla professione scarsamente rispettoso degli stessi principi della deontologia forense. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. Verona, 26 settembre 2005).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. VERMIGLIO), sentenza del 28 dicembre 2007, n. 261
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Procedimento davanti al C.d.O. – Mancanza di prova certa – Illecito deontologico – Insussistenza.
Va annullata la decisione con cui il Consiglio territoriale dichiari la responsabilità disciplinare dell’avvocato, qualora da un attento esame vi siano dubbi sulla condotta dell’avvocato e le prove testimoniali non forniscano pieno riscontro sulla sussistenza del comportamento posto in essere. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. Lecco, 20 dicembre 2005).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. FLORIO), sentenza del 28 dicembre 2007, n. 260
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Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la controparte – Minaccia di azioni sproporzionate – Illecito deontologico.
L’art. 48 c.d.f.Art. 48 cod. prev. – Minaccia di azioni alla controparte.L’intimazione fatta dall’avvocato alla controparte tendente ad ottenere particolari adempimenti sotto comminatoria di azioni, istanze fallimentari, denunce o altre sanzioni, è consentita quando tenda…Leggi il testo completo → è diretto a contemperare le esigenze di difesa dell’assistito con il necessario rispetto della libertà di determinazione della controparte, sicché, se è consentito al difensore di rivolgere alla controparte l’intimazione ad adempiere sotto comminatoria di azioni, istanze o denunce, tale condotta non può tuttavia assumere il carattere di minaccia di azioni o iniziative sproporzionate e vessatorie. Pone pertanto in essere un comportamento disciplinarmente rilevante l’avvocato il quale prospetti alla controparte, quale conseguenza del mancato ritiro di una denuncia sporta nei confronti del suo assistito, la possibilità di incorrere in un reato punibile con la reclusione da due a sei anni, costituendo siffatto contegno una minaccia del tutto sproporzionata e non rispettosa della libertà della controparte di esercitare il proprio diritto. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. Milano, 16 maggio 2005).
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. MARIANI MARINI), sentenza del 28 dicembre 2007, n. 259