Atteso che, conformemente al pacifico orientamento del CNF, la sentenza penale irrevocabile ha efficacia di giudicato nel giudizio disciplinare quanto all’accertamento del fatto, alla eventuale sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso, deve ritenersi che, qualora l’assoluzione penale sia stata pronunciata perché il fatto non sussiste, l’esclusione dell’ontologia del fatto impedisca di valutarlo anche disciplinarmente, poiché l’esclusione della commissione di un qualsiasi fatto non consente alcuna valutazione della sua liceità sotto il profilo deontologico, con conseguente applicabilità del medesimo principio all’ipotesi della assoluzione “per non aver commesso il fatto.(Accoglie il ricorso per il riesame della decisione C.N.F., 15 dicembre 2006)
Categoria: Giurisprudenza CNF
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Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Espressioni sconvenienti ed offensive – Art. 20 C.D.F. – Attinenza alla difesa – Illiceità – Esclusione
Posto che il criterio fondamentale per valutare la liceità delle espressioni vietate dall’art. 20 c.d.f. è quello della loro attinenza alla difesa, devono ritenersi giustificate le espressioni utilizzate dall’incolpata allorquando, pur oggettivamente sconvenienti ma non direttamente offensive, i fatti narrati siano pienamente pertinenti con le esigenze difensive, trattandosi – come nella specie – di episodi che hanno direttamente e casualmente preceduto il conflitto in sede giudiziaria. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Vercelli, 25 luglio 2007)
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. FLORIO), sentenza del 4 maggio 2009, n. 18
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Decisione del C.d.O. – Rigetto istanza revoca provvedimento disciplinare – Ricorso – Inammissibilità
È inammissibile il ricorso proposto avverso la delibera con la quale il C.d.O. respinga l’istanza di revoca di un provvedimento disciplinare applicato al ricorrente, atteso che, gli atti impugnabili davanti al C.N.F. riguardano tassativamente la tenuta degli albi, i certificati di compiuta pratica ed i provvedimenti che riguardano il procedimento disciplinare, mentre la decisione impugnata è senz’altro priva del carattere di provvedimento disciplinare. (Dichiara inammissibile il ricorso avverso decisione C.d.O. di Viterbo, 29 giugno 2006)
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. TIRALE, rel. BASSU), sentenza del 4 maggio 2009, n. 17
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Decisione del C.d.O. – Impugnazione – Deposito ricorso oltre il termine ex art. 50 R.D.L. n. 1578/33 – Perentorietà del termine – Inammissibilità
È inammissibile il ricorso proposto avverso la decisione del C.O.A. oltre il termine di venti giorni dalla notificazione della pronunzia contestata, attesa la natura perentoria del termine all’uopo previsto dall’art. 50 del R.D.L. n. 1578/1933. (Dichiara inammissibile il ricorso avverso decisione C.d.O. di Torino, 29 giugno 2006)
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. BASSU), sentenza del 4 maggio 2009, n. 16
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Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di probità e decoro – Atteggiamenti intimi con detenuto – Reato di atti osceni in luogo pubblico – Illecito deontologico
Deve ritenersi disciplinarmente rilevante, poiché idonea a compromettere il prestigio e l’immagine della classe forense con la violazione dei tradizionali principi dell’etica professionale nonché dei doveri di decoro e dignità, la condotta contraria alla legge posta in essere dalla professionista che, con il proprio assistito detenuto, consumi il reato di atti osceni nella sala colloqui della struttura carceraria ove il medesimo sia recluso, trattandosi indubbiamente di luogo esposto al pubblico. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Milano, 7 maggio 2007)
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. DE GIORGI), sentenza del 4 maggio 2009, n. 15
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Avvocato – Norme deontologiche – Azione giudiziaria di un professionista nei confronti di un collega – Adempimento degli obblighi ex art. 22 c.d.f.
Nel caso in cui il professionista intenda promuovere un giudizio nei confronti di un collega per fatti attinenti all’esercizio della professione, l’adempimento dell’obbligo di dargliene preventiva comunicazione per iscritto, tranne che ciò pregiudichi il diritto da tutelare, deve ritenersi soddisfatto, conformemente alla nuova formulazione dell’art. 22 c.d.f.Art. 22 cod. prev. – Rapporto di colleganza.L’avvocato deve mantenere sempre nei confronti dei colleghi un comportamento ispirato a correttezza e lealtà. I. L’avvocato che collabori con altro collega è tenuto a rispondere con sollecitudine alle…Leggi il testo completo →, nel concorso di tre requisiti: quello formale, consistente nell’adozione dello scritto quale veicolo della comunicazione; quello sostanziale, consistente nel rendere chiara l’intenzione di chi comunica che agirà in giudizio; l’ultimo, anch’esso di carattere sostanziale, consistente nel palesare la ragione dell’iniziativa. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Pescara, 30 novembre 2006)
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. PERFETTI, rel. PERFETTI), sentenza del 4 maggio 2009, n. 14
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Decisione di archiviazione – Impugnazione – Inammissibilità
Attesa la tassatività degli atti impugnabili e la mancanza di una apposita previsione normativa, deve ritenersi inammissibile il ricorso proposto avverso la delibera di archiviazione dell’esposto presentato presso il Consiglio territoriale. (Dichiara inammissibile il ricorso avverso decisione C.d.O. di Bergamo, 10 ottobre 2005)
Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. CARDONE), sentenza del 4 maggio 2009, n. 13
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Avvocato – Procedimento disciplinare – Decisione CdO – Applicazione della sanzione per un fatto diverso da quello contestato – Invalidità
Va annullata per violazione del diritto di difesa la decisione con cui il C.d.O., dopo aver contestato ad un iscritto un determinato fatto, ponga a base della propria decisione un fatto diverso che non può dirsi ricompreso in quello contestato, così giungendo ad applicare la sanzione per un episodio diverso. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Catanzaro, 27 giugno 2005)
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Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di colleganza e collaborazione – Rapporti con il C.d.O. – Omessi chiarimenti – Illecito deontologico
L’avvocato che ometta di fornire i chiarimenti al C.d.O, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, poiché lesivo dei principi di solidarietà e collaborazione con il Consiglio di appartenenza, per i quali il professionista è tenuto al rispetto delle disposizioni impartite dai competenti organi nell’attuazione delle proprie finalità istituzionali. Tale contegno configura peraltro un’autonoma violazione disciplinare ai sensi dell’art. 24 c.d.f.Art. 24 cod. prev. – Rapporti con il Consiglio dell’Ordine.L’avvocato ha il dovere di collaborare con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza, o con altro che ne faccia richiesta, per l’attuazione delle finalità istituzionali osservando scrupolosamente il do…Leggi il testo completo →, giacché disattende il dovere imposto a ciascun professionista di collaborare con il C.d.O. per l’attuazione delle finalità istituzionali, dovendo ravvisarsi nelle mancate risposte un mancato rispetto verso le istituzioni collettive e un mancato senso di responsabilità collegato all’attività difensiva. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 9 novembre 2007)
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. VERMIGLIO, rel. VACCARO), sentenza del 4 maggio 2009, n. 11
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Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di diligenza – Rapporti con il collega dominus della causa- Violazione
Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che svolga con negligenza il mandato ricevuto, che ometta di dare informazioni al collega dominus della causa sullo stato del procedimento, e che non restituisca al medesimo collega mandante ed ai clienti i titoli esecutivi necessari ad azionare la procedura esecutiva oggetto del mandato, così compromettendo la tutela delle relative ragioni creditorie. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 9 novembre 2007)
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. VERMIGLIO, rel. VACCARO), sentenza del 4 maggio 2009, n. 11