Autore: admin

  • Ricorso al Consiglio Nazionale Forense – Onere di corredare il ricorso di copia del provvedimento impugnato – Natura e funzione – Inosservanza – Improcedibilità automatica – Esclusione – Condizioni – Fattispecie.

    In tema di ricorso disciplinare innanzi al Consiglio Nazionale Forense, l’onere di corredare il ricorso della copia della decisione disciplinare impugnata è funzionale all’individuazione dell’atto oggetto di impugnazione sin dall’instaurazione del procedimento, con la conseguenza che la mancata allegazione, pur integrando la violazione di un onere imposto dall’art. 59 del r.d. n. 37 del 1934, non determina di per sé, in assenza di una previsione espressa, l’inammissibilità o l’improcedibilità del ricorso, occorrendo verificare se l’omissione si sia tradotta nell’effettiva impossibilità, imputabile alla condotta processuale della parte, di acquisire la conoscenza dell’atto impugnato. (Nella specie, la S.C. ha cassato sul punto la sentenza del CNF che aveva dichiarato inammissibile il ricorso nonostante la copia della decisione impugnata risultasse conoscibile, per essere stata acquisita al fascicolo del procedimento disciplinare trasmesso dal Consiglio Distrettuale di Disciplina). (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. Mogini, rel. Vincenti), ordinanza n. 5383 del 10 marzo 2026

  • Giudizi disciplinari – Procedimento dinanzi al Consiglio nazionale forense – Omessa comunicazione al ricorrente e alle altre parti dell’avviso dell’udienza di discussione – Conseguenza – Nullità della decisione – Fattispecie.

    Nel giudizio disciplinare dinanzi al Consiglio nazionale forense, l’omessa comunicazione, al ricorrente e alle altre parti, del provvedimento con cui è stata fissata la seduta con l’indicazione del giorno e dell’ora in cui la seduta avrà luogo, ai sensi dell’art. 61, comma 5, del r.d. n. 37 del 1934, costituendo grave violazione dell’esercizio del diritto di difesa e del contraddittorio, determina la nullità della seduta stessa e degli atti successivi e dipendenti, compresa la decisione del CNF. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato la nullità della decisione impugnata in quanto la comunicazione dell’avviso di fissazione di udienza era stata eseguita esclusivamente al difensore dell’incolpato presso un indirizzo PEC non risultante dai pubblici registri e dunque giuridicamente inesistente). (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. D’Ascola, rel. Vincenti), sentenza n. 22200 del 28 giugno 2026

  • [importante] GIUDIZI DISCIPLINARI – IMPUGNAZIONI – Ricorso per cassazione dell’avvocato contro la decisione del CNF – Disciplina ex artt. 36, comma 6, l. n. 247 del 2012 e 6, comma 4, d.l. n. 179 del 2012, come modif. dalla l. n. 70 del 2020 – Termine breve – Decorrenza – Dalla notifica eseguita all’indirizzo PEC dell’incolpato – Fondamento.

    Nel procedimento disciplinare forense, ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione di cui all’art. 36, comma 6, l. n. 247 del 2012, la notificazione della sentenza del CNF deve essere eseguita, ai sensi del combinato disposto degli artt. 36, commi 4 e 5, l. n. 247 del 2012 e 16, comma 4, d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 221 del 2012, all’indirizzo PEC dell’incolpato, atteso che quest’ultimo è il solo destinatario individuato dalla disciplina speciale, in deroga al regime ordinario di cui agli artt. 170 e 285 c.p.c., e che trattasi di soggetto obbligato per legge a munirsi di domicilio digitale, e ciò anche ove abbia eletto domicilio presso il suo difensore, trattandosi di circostanza che non può essere utilizzata né per trasferire sul domiciliatario la qualità di destinatario della notificazione, né per legittimare l’impiego di un recapito, ancorché digitale, ma pur sempre riferibile ad un soggetto diverso da quello individuato dalla legge. (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. D’Ascola, rel. Vincenti), sentenza n. 22199 del 28 giugno 2026

  • GIUDIZI DISCIPLINARI – PROCEDIMENTO – Mancata audizione dell’incolpato nella fase preliminare – Nullità del procedimento innanzi al COA – Esclusione – Fondamento.

    In tema di procedimento disciplinare dinanzi al COA, la mancata audizione dell’incolpato nella fase istruttoria preliminare non determina alcuna nullità, dovendosi escludere l’estensione a tale fase delle prescrizioni e delle garanzie previste per quella dibattimentale, tenuto altresì conto che il diritto di difesa dell’incolpato, già tutelato nella fase che si apre con la citazione a giudizio, è comunque salvaguardato, in quella precedente, dalla previsione della facoltà di formulare per iscritto le proprie osservazioni, a norma dell’art. 58, comma 2, della l. n. 247 del 2012. (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. D’Ascola, rel. Dell’Utri), ordinanza n. 21264 del 23 giugno 2026

  • GIUDIZI DISCIPLINARI – IN GENERE – Rilevanza disciplinare della condotta – Apprezzamento – Competenza esclusiva degli organi disciplinari forensi – Sussistenza – Controllo in sede di legittimità – Limiti – Fattispecie.

    Nei procedimenti disciplinari a carico di avvocati, la concreta individuazione delle condotte costituenti illecito disciplinare definite dalla legge mediante una clausola generale è rimessa all’ordine professionale e il controllo di legittimità sull’applicazione di tali norme non consente alla S.C., se non nei limiti della valutazione di ragionevolezza, di sostituirsi al Consiglio Nazionale Forense, tramite una riformulazione o ridefinizione delle condotte esaminate, nell’enunciazione delle ipotesi di illecito. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto che la condotta dell’avvocato – il quale non solo non aveva adempiuto all’obbligazione di pagamento nei confronti di un collega che lo aveva assistito in un procedimento penale, fattispecie prevista dall’art. 64 CDFArt. 64 cdf – Obbligo di provvedere all’adempimento di obbligazioni assunte nei confronti dei terziL’avvocato deve adempiere alle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi. L’inadempimento ad obbligazioni estranee all’esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare quando,…Leggi il testo completo →, ma ne aveva anche contestato pretestuosamente l’esistenza – integrasse violazione anche dei fondamentali doveri di lealtà, correttezza, probità e dignità, decoro e diligenza, al cui presidio è posto l’art. 9 CDFArt. 9 cdf – Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenzaL’avvocato deve esercitare l’attività professionale con indipendenza, lealtà, correttezza, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza, tenendo conto del rilievo costituzionale e sociale della di…Leggi il testo completo →, nonché dell’art. 63 CDFArt. 63 cdf – Rapporti con i terziL’avvocato, anche al di fuori dell’esercizio del suo ministero, deve comportarsi, nei rapporti interpersonali, in modo tale da non compromettere la dignità della professione e l’affidamento dei terzi….Leggi il testo completo →, che sanziona la condotta dell’avvocato che, nei rapporti con i terzi, compromette la dignità della professione e l’affidamento dei terzi). (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. Mogini, rel. Iofrida), ordinanza n. 18132 del 18 giugno 2026

  • ALBO – CANCELLAZIONE – Requisito ex art. 17, comma 1, lett. f), l. n. 247 del 2012 – Questione di legittimità costituzionale – Manifesta infondatezza – Ragioni.

    È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 17, comma 1, lett. f), della l. n. 247 del 2012 – nella parte in cui, prevedendo quale requisito per l’iscrizione all’Albo che il professionista non sia sottoposto “ad esecuzione di pene detentive, di misure cautelari o interdittive”, attribuisce rilievo anche in via amministrativa, ai fini della cancellazione dall’Albo stesso, anziché solo disciplinare, a misure interdittive e restrittive applicate in via cautelare – rientrando nella discrezionalità legislativa accomunare fattispecie diverse (la pena detentiva definitivamente inflitta e la misura cautelare) che, in egual modo, costituiscono ostacolo all’esercizio pieno e indipendente del patrocinio difensivo e sono incompatibili con l’immagine pubblica che dev’essere strutturalmente propria dell’avvocatura; né alcuna irragionevolezza può ravvisarsi in una disciplina che disponga la cancellazione d’ufficio al venir meno di uno dei requisiti richiesti per l’iscrizione all’Albo, la quale è atto amministrativo di accertamento costitutivo dello status del professionista, con efficacia erga omnes, che assolve ad una funzione sia di pubblicità che di certificazione del possesso, da parte degli iscritti, dei requisiti di capacità tecnica e di moralità pubblica necessari allo svolgimento dell’attività professionale. (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. Mogini, rel. Porreca), sentenza n. 18132 del 5 giugno 2026

  • SANZIONI DISCIPLINARI – Tassatività dei comportamenti vietati – Esclusione – Art. 9 del codice deontologico – Norma di chiusura – Configurabilità – Conseguenze – Fattispecie.

    Nella materia disciplinare forense non trova applicazione il principio di stretta tipicità dell’illecito, proprio del diritto penale, per cui non è prevista una tassativa elencazione dei comportamenti vietati, ma solo l’enunciazione dei doveri fondamentali, tra cui segnatamente quelli di probità, dignità, decoro, lealtà e correttezza di cui all’art. 9 del nuovo codice deontologico forense che, quale norma di chiusura, consente, mediante l’art. 3, comma 3, della l. n. 247 del 2012, di contestare l’illecito anche solo sulla base di tale norma, evitando che la mancata descrizione di uno o più comportamenti e della relativa sanzione, generi immunità. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione con cui il CNF aveva escluso il difetto di corrispondenza fra la decisione e l’incolpazione, posto che l’addebito relativo alla condotta sanzionata – consistita nell’esercizio di un’attività di natura imprenditoriale incompatibile con quella forense, in quanto posta in essere in violazione del dovere di indipendenza – era implicitamente contenuto nel capo di incolpazione che, pur se incentrato su condotte corruttive di rilievo penale la cui sussistenza era stata esclusa, richiamava la violazione dell’art. 9 cit. e faceva ripetuto e univoco riferimento all’attività di natura imprenditoriale dell’incolpato). (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. Mogini, rel. Tedesco), ordinanza n. 17741 del 3 giugno 2026

  • AZIONE DISCIPLINARE – PRESCRIZIONE – Decorrenza – Illecito permanente – Permanenza indefinitamente protratta – Individuazione – Decisione disciplinare di primo grado – Sussistenza – Ragioni.

    In tema di illecito disciplinare dell’avvocato, nell’ipotesi di illecito permanente in cui la permanenza si protragga indefinitamente, il termine prescrizionale massimo, di cui all’art. 56, comma 3, della l. n. 247 del 2012, decorre dall’intervento della decisione disciplinare di primo grado, al fine di evitare una irragionevole, e non prevista dalla legge, imprescrittibilità dell’azione disciplinare. (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. Mogini, rel. Tedesco), ordinanza n. 17648 del 3 giugno 2026

  • Incompatibilità tra impiego pubblico e professione di avvocato – Fondamento – Presupposti – Iscrizione all’albo – Sufficienza – Esercizio effettivo della professione – Necessità – Esclusione – Fattispecie.

    L’incompatibilità tra impiego pubblico ed esercizio della professione forense, prevista dalla l. n. 339 del 2003, è diretta a tutelare interessi di rango costituzionale quali l’imparzialità e il buon andamento della P.A. (art. 97 Cost.) nonché l’indipendenza della professione forense (art. 24 Cost.), e si verifica in virtù della mera iscrizione all’albo, non presupponendo l’esercizio effettivo della professione suddetta, in quanto volta ad evitare i rischi derivanti da possibili conflitti di interesse per la commistione tra attività professionale e pubblico impiego. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva ritenuto necessario, al fine di integrare la causa d’incompatibilità, l’esercizio effettivo della professione forense, rinviando al giudice di merito la valutazione della legittimità del licenziamento irrogato, quale sanzione disciplinare, in conseguenza dell’iscrizione all’albo professionale del pubblico impiegato). (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. Di Paolantonio, rel. Fedele), ordinanza n. 6219 del 17 marzo 2026

  • AZIONE DISCIPLINARE – PRESCRIZIONE Illecito disciplinare degli avvocati – Prescrizione dell’azione ex art. 56 della l. n. 247 del 2012 applicabile ratione temporis – Questione posta nella memoria ex art. 378 c.p.c. – Tardività – Esclusione – Fondamento.

    In tema di illecito disciplinare degli avvocati, la questione relativa alla prescrizione dell’azione ex art. 56 della l. n. 247 del 2012, applicabile ratione temporis, posta dal ricorrente nella memoria ex art. 378 c.p.c., non è tardiva, in quanto rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo, qualora non comporti indagini fattuali che sarebbero precluse in sede di legittimità. (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. Mogini, rel. Falabella), ordinanza n. 11575 del 28 aprile 2026