Autore: admin

  • Il divieto di trattenere, oltre il tempo strettamente necessario, il denaro spettante al cliente

    Costituisce grave illecito disciplinare, per violazione dell’art. 30 cdfArt. 30 cdf – Gestione di denaro altruiL’avvocato deve gestire con diligenza il denaro ricevuto dalla parte assistita o da terzi nell’adempimento dell’incarico professionale ovvero quello ricevuto nell’interesse della parte assistita e dev…Leggi il testo completo → giacché lede i principi di dignità, probità e decoro (art. 9 cdfArt. 9 cdf – Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenzaL’avvocato deve esercitare l’attività professionale con indipendenza, lealtà, correttezza, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza, tenendo conto del rilievo costituzionale e sociale della di…Leggi il testo completo →) con conseguente pregiudizio per l’immagine e la dignità dell’intero ceto forense, il comportamento dell’avvocato che trattenga e si appropri indebitamente di somme spettanti al cliente in violazione degli accordi sul compenso ovvero in difetto dei presupposti della compensazione di cui all’art. 31 cdfArt. 31 cdf – CompensazioneL’avvocato deve mettere immediatamente a disposizione della parte assistita le somme riscosse per conto della stessa. L’avvocato ha diritto di trattenere le somme da chiunque ricevute a rimborso delle…Leggi il testo completo →.

    Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Napoli, rel. Feliziani), sentenza n. 271 del 25 giugno 2026

  • Impugnazione al CNF: inammissibili motivi aggiunti al ricorso già proposto

    Secondo un principio di diritto di carattere generale – che trova applicazione anche nel procedimento disciplinare dinanzi al CNF a carico degli avvocati, retto dai principi del codice di procedura civile – la proposizione del ricorso determina la consumazione del diritto di impugnazione, con la conseguenza che con la successiva memoria illustrativa, che ha solo la funzione di chiarire le ragioni esposte a sostegno dei motivi tempestivamente esposti nel ricorso, non possono proporsi, per la prima volta, motivi nuovi non dedotti nell’atto di impugnazione.

    Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Napoli, rel. Feliziani), sentenza n. 271 del 25 giugno 2026

  • Procedimento disciplinare: la data dell’interrogatorio non è requisito essenziale della comunicazione del capo di incolpazione

    A mente dell’art. 59 L. 247/2012, la comunicazione del capo di incolpazione non deve contenere quale requisito essenziale la data dell’interrogatorio, che peraltro è espletato allorquando l’incolpato manifesti espressamente la volontà di esercitare tale sua facoltà/diritto cioè all’esito del termine concesso per il compimento degli atti difensivi, id est dopo l’accesso agli atti del fascicolo e l’eventuale deposito di memorie e documenti. In ogni caso, deve escludersi la doverosità dell’audizione dell’iscritto anche nella fase pre-procedimentale, preliminare ed istruttoria.

    Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Napoli, rel. Feliziani), sentenza n. 271 del 25 giugno 2026

  • Una visita medica dal gastroenterologo non basta ad integrare legittimo impedimento a comparire all’udienza disciplinare

    In applicazione dell’art. 420 ter cpp in combinato disposto con l’art. 59 lett. n) della L. n. 247/2012, l’assenza dell’incolpato o del suo difensore all’udienza dibattimentale comporta il necessario rinvio qualora sia comprovata l’assoluta impossibilità a comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento, specifico e documentato ed avente carattere assoluto. In particolare, l’impedimento del professionista a comparire innanzi al giudice disciplinare non può ritenersi sussistente qualora generico e non documentale ovvero qualora non sia supportato da certificato medico che dimostri l’assoluto impedimento del professionista a comparire, giacché la prova del legittimo impedimento deve essere fornita dall’incolpato, mentre il giudice non ha alcun obbligo di disporre accertamenti al fine di completare l’insufficiente documentazione prodotta (Nel caso di specie, il certificato medico attestava che l’incolpato doveva sottoporsi ad una visita medica presso il gastroenterologo in vista di un ricovero ospedaliero programmato, senza tuttavia formulare un giudizio negativo circa l’assoluta impossibilità dell’incolpato stesso a presenziare all’udienza disciplinare. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto insussistenti i presupposti del legittimo impedimento).

    Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Napoli, rel. Feliziani), sentenza n. 271 del 25 giugno 2026

  • Ricorso al Consiglio Nazionale Forense – Onere di corredare il ricorso di copia del provvedimento impugnato – Natura e funzione – Inosservanza – Improcedibilità automatica – Esclusione – Condizioni – Fattispecie.

    In tema di ricorso disciplinare innanzi al Consiglio Nazionale Forense, l’onere di corredare il ricorso della copia della decisione disciplinare impugnata è funzionale all’individuazione dell’atto oggetto di impugnazione sin dall’instaurazione del procedimento, con la conseguenza che la mancata allegazione, pur integrando la violazione di un onere imposto dall’art. 59 del r.d. n. 37 del 1934, non determina di per sé, in assenza di una previsione espressa, l’inammissibilità o l’improcedibilità del ricorso, occorrendo verificare se l’omissione si sia tradotta nell’effettiva impossibilità, imputabile alla condotta processuale della parte, di acquisire la conoscenza dell’atto impugnato. (Nella specie, la S.C. ha cassato sul punto la sentenza del CNF che aveva dichiarato inammissibile il ricorso nonostante la copia della decisione impugnata risultasse conoscibile, per essere stata acquisita al fascicolo del procedimento disciplinare trasmesso dal Consiglio Distrettuale di Disciplina). (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. Mogini, rel. Vincenti), ordinanza n. 5383 del 10 marzo 2026

  • Giudizi disciplinari – Procedimento dinanzi al Consiglio nazionale forense – Omessa comunicazione al ricorrente e alle altre parti dell’avviso dell’udienza di discussione – Conseguenza – Nullità della decisione – Fattispecie.

    Nel giudizio disciplinare dinanzi al Consiglio nazionale forense, l’omessa comunicazione, al ricorrente e alle altre parti, del provvedimento con cui è stata fissata la seduta con l’indicazione del giorno e dell’ora in cui la seduta avrà luogo, ai sensi dell’art. 61, comma 5, del r.d. n. 37 del 1934, costituendo grave violazione dell’esercizio del diritto di difesa e del contraddittorio, determina la nullità della seduta stessa e degli atti successivi e dipendenti, compresa la decisione del CNF. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato la nullità della decisione impugnata in quanto la comunicazione dell’avviso di fissazione di udienza era stata eseguita esclusivamente al difensore dell’incolpato presso un indirizzo PEC non risultante dai pubblici registri e dunque giuridicamente inesistente). (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. D’Ascola, rel. Vincenti), sentenza n. 22200 del 28 giugno 2026

  • [importante] GIUDIZI DISCIPLINARI – IMPUGNAZIONI – Ricorso per cassazione dell’avvocato contro la decisione del CNF – Disciplina ex artt. 36, comma 6, l. n. 247 del 2012 e 6, comma 4, d.l. n. 179 del 2012, come modif. dalla l. n. 70 del 2020 – Termine breve – Decorrenza – Dalla notifica eseguita all’indirizzo PEC dell’incolpato – Fondamento.

    Nel procedimento disciplinare forense, ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione di cui all’art. 36, comma 6, l. n. 247 del 2012, la notificazione della sentenza del CNF deve essere eseguita, ai sensi del combinato disposto degli artt. 36, commi 4 e 5, l. n. 247 del 2012 e 16, comma 4, d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 221 del 2012, all’indirizzo PEC dell’incolpato, atteso che quest’ultimo è il solo destinatario individuato dalla disciplina speciale, in deroga al regime ordinario di cui agli artt. 170 e 285 c.p.c., e che trattasi di soggetto obbligato per legge a munirsi di domicilio digitale, e ciò anche ove abbia eletto domicilio presso il suo difensore, trattandosi di circostanza che non può essere utilizzata né per trasferire sul domiciliatario la qualità di destinatario della notificazione, né per legittimare l’impiego di un recapito, ancorché digitale, ma pur sempre riferibile ad un soggetto diverso da quello individuato dalla legge. (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. D’Ascola, rel. Vincenti), sentenza n. 22199 del 28 giugno 2026

  • GIUDIZI DISCIPLINARI – PROCEDIMENTO – Mancata audizione dell’incolpato nella fase preliminare – Nullità del procedimento innanzi al COA – Esclusione – Fondamento.

    In tema di procedimento disciplinare dinanzi al COA, la mancata audizione dell’incolpato nella fase istruttoria preliminare non determina alcuna nullità, dovendosi escludere l’estensione a tale fase delle prescrizioni e delle garanzie previste per quella dibattimentale, tenuto altresì conto che il diritto di difesa dell’incolpato, già tutelato nella fase che si apre con la citazione a giudizio, è comunque salvaguardato, in quella precedente, dalla previsione della facoltà di formulare per iscritto le proprie osservazioni, a norma dell’art. 58, comma 2, della l. n. 247 del 2012. (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. D’Ascola, rel. Dell’Utri), ordinanza n. 21264 del 23 giugno 2026

  • GIUDIZI DISCIPLINARI – IN GENERE – Rilevanza disciplinare della condotta – Apprezzamento – Competenza esclusiva degli organi disciplinari forensi – Sussistenza – Controllo in sede di legittimità – Limiti – Fattispecie.

    Nei procedimenti disciplinari a carico di avvocati, la concreta individuazione delle condotte costituenti illecito disciplinare definite dalla legge mediante una clausola generale è rimessa all’ordine professionale e il controllo di legittimità sull’applicazione di tali norme non consente alla S.C., se non nei limiti della valutazione di ragionevolezza, di sostituirsi al Consiglio Nazionale Forense, tramite una riformulazione o ridefinizione delle condotte esaminate, nell’enunciazione delle ipotesi di illecito. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto che la condotta dell’avvocato – il quale non solo non aveva adempiuto all’obbligazione di pagamento nei confronti di un collega che lo aveva assistito in un procedimento penale, fattispecie prevista dall’art. 64 CDFArt. 64 cdf – Obbligo di provvedere all’adempimento di obbligazioni assunte nei confronti dei terziL’avvocato deve adempiere alle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi. L’inadempimento ad obbligazioni estranee all’esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare quando,…Leggi il testo completo →, ma ne aveva anche contestato pretestuosamente l’esistenza – integrasse violazione anche dei fondamentali doveri di lealtà, correttezza, probità e dignità, decoro e diligenza, al cui presidio è posto l’art. 9 CDFArt. 9 cdf – Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenzaL’avvocato deve esercitare l’attività professionale con indipendenza, lealtà, correttezza, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza, tenendo conto del rilievo costituzionale e sociale della di…Leggi il testo completo →, nonché dell’art. 63 CDFArt. 63 cdf – Rapporti con i terziL’avvocato, anche al di fuori dell’esercizio del suo ministero, deve comportarsi, nei rapporti interpersonali, in modo tale da non compromettere la dignità della professione e l’affidamento dei terzi….Leggi il testo completo →, che sanziona la condotta dell’avvocato che, nei rapporti con i terzi, compromette la dignità della professione e l’affidamento dei terzi). (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. Mogini, rel. Iofrida), ordinanza n. 18132 del 18 giugno 2026

  • ALBO – CANCELLAZIONE – Requisito ex art. 17, comma 1, lett. f), l. n. 247 del 2012 – Questione di legittimità costituzionale – Manifesta infondatezza – Ragioni.

    È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 17, comma 1, lett. f), della l. n. 247 del 2012 – nella parte in cui, prevedendo quale requisito per l’iscrizione all’Albo che il professionista non sia sottoposto “ad esecuzione di pene detentive, di misure cautelari o interdittive”, attribuisce rilievo anche in via amministrativa, ai fini della cancellazione dall’Albo stesso, anziché solo disciplinare, a misure interdittive e restrittive applicate in via cautelare – rientrando nella discrezionalità legislativa accomunare fattispecie diverse (la pena detentiva definitivamente inflitta e la misura cautelare) che, in egual modo, costituiscono ostacolo all’esercizio pieno e indipendente del patrocinio difensivo e sono incompatibili con l’immagine pubblica che dev’essere strutturalmente propria dell’avvocatura; né alcuna irragionevolezza può ravvisarsi in una disciplina che disponga la cancellazione d’ufficio al venir meno di uno dei requisiti richiesti per l’iscrizione all’Albo, la quale è atto amministrativo di accertamento costitutivo dello status del professionista, con efficacia erga omnes, che assolve ad una funzione sia di pubblicità che di certificazione del possesso, da parte degli iscritti, dei requisiti di capacità tecnica e di moralità pubblica necessari allo svolgimento dell’attività professionale. (mass.uff.)

    Corte di Cassazione (pres. Mogini, rel. Porreca), sentenza n. 18132 del 5 giugno 2026