Nell’ambito del procedimento disciplinare forense non sussiste in forma rigida un principio di corrispondenza tra addebito contestato e decisione disciplinare, trattandosi piuttosto di una «correlazione» che non rileva in termini puramente formali, rispondendo all’esigenza di garantire pienezza ed effettività del contraddittorio sul contenuto dell’accusa e di evitare che l’incolpato sia condannato per un fatto rispetto al quale non abbia potuto esplicare difesa. Conseguentemente, ciò che conta non è in sé la qualificazione giuridica dell’incolpazione, che non determina alcuna lesione del diritto di difesa ove siano rimasti immutati gli elementi essenziali della materialità del fatto addebitato.
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Corona, rel. Cancellario), sentenza n. 86 del 20 marzo 2026
– numero: 86
– anno: 2026
– autorità: Consiglio Nazionale Forense
– tipo: sentenza
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La corrispondenza (rectius, correlazione) tra addebito contestato e decisione disciplinare
Consiglio Nazionale Forense (pres. Corona Patrizia, rel. Cancellario Camillo), sentenza n. 86 del 20 Marzo 2026
Istruttoria esperita in sede penale: il principio delle cc.dd. prove atipiche vale anche in sede disciplinare
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Sospeso disciplinarmente l’avvocato condannato per sfruttamento della prostituzione
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Classificazione
– Decisione: Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 86 del 20 Marzo 2026 (respinge) (sospensione)– Consiglio territoriale: CDD Caltanissetta, delibera n. 38 del 14 Novembre 2022 (sospensione)
– Decisione correlata: Corte di Cassazione n. 23165 del 17 Luglio 2026 (respinge)